" Il tempo non è una cosa. Esso è un accidente delle cose, e indipendentemente dalla esistenza delle cose è nulla; è un accidente di questa esistenza; o piuttosto è una nostra idea, una parola. La durazione delle cose che sono, è il tempo: come 7200 battute di un pendolo da oriolo sono un'ora; la quale ora però è un parto della nostra mente, e non esiste, né da se medesima, né nel tempo, come membro di esso, non più di quel che essa esistesse prima dell'invenzione dell'oriolo. In somma l'esser del tempo non è altro che un modo, un lato, per dir così, del considerare che noi facciamo la esistenza delle cose che sono, o che possono o si suppongono poter essere.
Medesimamente dello spazio. Il nulla non impedisce che una cosa che è, sia, stia, dimori. Dove nulla è, quivi niuno impedimento è che una cosa non vi stia o non vi venga. E' dunque una proprietà del nulla l'esser luogo: proprietà negativa, giacché, anche l'esser di luogo è negativo puramente, e non altro.
Sicché, come il tempo è un modo o un lato del considerar la esistenza delle cose, così lo spazio non è altro che un modo, un lato, del considerar che noi facciamo il nulla. Dove è nulla quivi è spazio, e il nulla senza spazio non si può dare. Per tanto è manifesto che eziandio fuori dagli ultimissimi confini dell'universo esistente, v'è spazio, poiché nulla v'è. E se qualche cosa potesse essere o creata o spinta di là da quegli estremi confini, troverebbe luogo; che è quanto dire che non troverebbe nulla che le impedisse di andarvi a stare. "
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 4233, 14 dicembre 1826