(gr. schêma; lat. figura, <fingere 'plasmare')
1. Come tecnicismo retorico f vale 'forma, configurazione, schema': per es. le figure del sillogismo. Le figure del discorso sono paragonabili alle figure geometriche: hanno una struttura che si può descrivere nelle sue regolarità, sono forme astratte. esemplari, a cui si possono ricondurre i lineamenti di qualsiasi oggetto. Richiamano le figure della danza, della ginnastica, del pattinaggio, dello sci nautico, della scherma: forme disegnate da immagini in movimento, riconoscibili perché eseguite secondo regole precise, benché con innumerevoli variazioni stilistiche [cfr Barthes 1970].
Le figure considerate come componenti dell' → ornatus erano 'licenze' , cioè deviazioni consentite rispetto agli schemi regolari del discorso (→ elocutio).
Al sofista Gorgia (sec. V a.c.) si deve la prima individuazione di accorgimenti formali (→ isocolo; omoteleuto; antitesi) come ingredienti della prosa poetica; Cicerone chiamò le figure lumina 'lumi, luci' per la chiarezza, flores per la varietà e colores per la vivacità che danno al linguaggio; Quintiliano (sec. I d.c.) ne parlò come 'elementi costitutivi del discorso, che si allontanano dagli usuali e quotidiani modi di esprimersi'. Per le figure grammaticali, cioè i cambiamenti di categoria (di parte del discorso, genere, numero, concordanza, funzione, ecc.) e i fatti sintattici a cui tradizionalmente sono state applicate etichette come → anacoluto, → anastrofe, → ellissi, → enallage, → pleonasmo, → zeugma, una denominazione retorica oggi sembra giustificata solo nei casi in cui rappresentano una rottura negli automatismi del linguaggio.
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Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica
diretto da G.L. Beccaria, Torino, 2004