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Tra lemma e label barcameno il senno

Utente: lemmaelabel
Nome: matilde tobia

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Come in un libro aperto

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martedì, 31 marzo 2009

intanto

Ecco l’accadimento che passa trasparente e muta di continuo, irresistibilmente.

Nuvola di fumo su lastra di cristallo, sospesa contro il bianco con staffe nere in ferro.

E' sufficiente un fiato per dare il via a una storia, per farla divenire.

Insieme al nostro tatto, insieme al nostro sguardo.

Ai quali è dato un tocco di unico potere:

potere catturare quell’attimo soltanto, narrandolo a ciascuno diverso da ogni altro.
postato da: lemmaelabel alle ore 10:15 | link | commenti (9)
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domenica, 29 marzo 2009

intanto

"Quelle sono parole bianche" disse Susan "come le pietre che si raccolgono in riva al mare."

"Scodinzolano a destra e a sinistra nell'uscirmi di bocca" disse Bernard.
"Scuotono la coda, scodinzolano; si muovono per l'aria a greggi, un po' di qua, un po' di là, ora separandosi, ora raggruppandosi."

"Quelle sono parole gialle, quelle sono parole di fuoco" disse Jinny.
"Mi piacerebbe un vestito color fuoco, un vestito giallo, un vestito fulvo da portare la sera."

"Ogni tempo di verbo" disse Neville "ha un suo significato. C'è un ordine in questo mondo; ci sono distinzioni, differenze in questo mondo, al cui margine m'inoltro. Perché questo non è che un principio."

Virginia Woolf, Le onde, Milano 1956
postato da: lemmaelabel alle ore 12:21 | link | commenti (2)
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martedì, 24 marzo 2009

un link

postato da: lemmaelabel alle ore 17:28 | link | commenti (7)
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domenica, 22 marzo 2009

sempre per fare il punto

IX 
IL LAMPO
 
E cielo e terra si mostrò qual era:
 
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.
 
Giovanni Pascoli (Myricae)
postato da: lemmaelabel alle ore 23:20 | link | commenti (2)
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venerdì, 20 marzo 2009

nella prima e nell'ultima pagina

Il sole non era ancora sorto. Non si distingueva il mare dal cielo, solo che il mare era appena increspato, quasi una stoffa aggrinzita. Mentre il cielo sbiancava a poco a poco, una linea cupa si stendeva contro l'orizzonte a separare il mare dal cielo e sulla stoffa grigia si disegnavano, mobili, fitte strisce, una dopo l'altra, sotto la superficie, in una fuga perpetua, in un perpetuo inseguimanto.
Nell'avvicinarsi alla riva ogni striscia s'impennava, s'accumulava, si frangeva infine, spezzando la sabbia con un sottile, candido velo d'acqua. L'onda s'acquetava, poi si ritraeva, sospirando, come dormiente il cui respiro va e viene, inconsapevolmente.



Un altro giorno; un altro venerdì; un altro venti di marzo, di gennaio, o di settembre [...]

E anche in me sorge l'onda. Si gonfia; inarca la schiena. Ancora una volta sento un desiderio nuovo, qualcosa che si impenna sotto di me come un cavallo superbo che il cavaliere prima sprona, poi trattiene. Quale nemico scorgiamo adesso avanzare verso di noi, o tu che io cavalco, mentre attendiamo, battendo questo tratto di selciato? E' la morte. La morte è il nemico. E' contro la morte che io cavalco con la lancia in resta e i capelli al vento come quelli di un giovane, come quelli di Percival quando cavalcava in India. Affondo gli sproni nei fianche del cavallo. Contro di te mi scaglierò, invitto, indomabile, o Morte!

Le onde si frangevano sulla spiaggia.

 
Virginia Woolf, Le onde, Milano 1956
postato da: lemmaelabel alle ore 14:58 | link | commenti (6)
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