" Le proporzioni sono giuste, gli spaccati esatti, le asperità e le diseguaglianze che il tempo vi ha fatto comparire di un'indiscutibile autenticità. L'architetto inscrive i suoi volumi nello spazio con una sicurezza da ingegnere, rende conto della loro intima struttura con una consumata esperienza da capomastro; non esagera né deforma, ma prende le masse dal punto più adatto per coglierci di sorpresa, ne riempie tutta la pagina, e queste traboccano, schiacciano il terreno e l'orizzonte, levandosi sino al cielo; non evita nulla, non la vegetazione stenta, né i ciuffi irsuti che spuntano tra le pietre, non i muschi secolari che ne vellutano la caducità, commovente come quella dell'uomo. Ma l'infinito del particolare, sfiorato dal chiarore del sole o assorbito dall'ombra, sembra la materia stessa dei giochi di luce. Piranesi aggiunge all'ossessione del colossale, determinata dalla vasta figurazione delle forme, l'ossessione di una verità concreta potentemente lucida. Queste grandi forme, a un tempo morte e vive, esatte e fantasmagoriche, sovrappongono all'immagine più attenta e fedele dell'oggetto l'ordito di un chiaroscuro che conferisce loro il prestigio dell'illusione. "
Henri Focillon, Estetica dei visionari, 1926
(" ... essi non vedono l'oggetto, lo visionano ")

Tu stai. Seduta accanto ai tuoi raccolti panni, minuto lapislazzulo su roccia di diaspro.
E guardi la via lunga che porta a un convento percorsa con tenacia da erbe secolari, e da due fraticelli diretti verso il sole.
Non guardi chi ti guarda con pace e con pazienza e sta appoggiato a un muro che ormai non ha più senso.
Non guardi chi riguarda all’ombra del grand’arco quei fatti d’arme e pietra che fecero terrore.
Tu stai. Seduta ti riposi in famigliari luoghi, incastonati insieme, come le pietre dure, seppure spezzettati in mille minutaglie: delle colonne antiche, del cappero trionfante, dell’eleganza dotta, di nubi luminose, di ciò che par perduto ch’è, in vece, rammentato in un racconto vero che dura ancora e ancora.
" Come ti ho detto non sono nello spirito giusto per scrivere, e scrivo perché non lo farò più una volta che 'mi sarò data al vedere': stando così le cose, scuoto di dosso queste brevi note sulla pagina, come se fossero - fammi pensare - soltanto pidocchi ... "
C’è il tuo sigillo, in basso. E’ cosa ferma: