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Tra lemma e label barcameno il senno

Utente: lemmaelabel
Nome: matilde tobia

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sabato, 31 maggio 2008

un'esperienza dello sguardo

Taglialegna nella foresta, Seker Amhet Pasa
" A un primo sguardo si direbbe un paesaggio europeo preimpressionista, l'ennesima veduta di una foresta.

Eppure [...] c'è qualcosa di profondamente e sottilmente strano nella prospettiva, nel rapporto fra il taglialegna con il mulo e il margine estremo della foresta nel quadrante in alto a destra. E' evidente che si tratta del margine estremo, e allo stesso tempo, quel terzo albero così distante (un faggio?) ci appare più vicino di qualunque altra cosa nel dipinto. Si ritrae e si avvicina allo stesso tempo.
Questo effetto è perfettamente spiegabile [...]. Intanto c'è la misura del tronco (supposto che sia a un centinaio di metri) in rapporto alla taglia dell'uomo. Le foglie sono grandi tanto quanto quelle dell'albero più vicino. La luce, cadendo sul tronco del faggio, ce lo avvicina mentre gli altri due tronchi nell'ombra si inclinano come a sottrarsi. Ma ciò che più conta - poiché non c'è un buon quadro che non abbia un proprio sistema spaziale - è la strana linea diagonale del margine in declivio nel sottobosco che inizia su questo lato del ponte e si estende fino al limitarsi della foresta. Questa linea, questo margine, 'coincide' con la terza dimensione spaziale, e tuttavia resta sulla dimensione del dipinto. Crea un'ambiguità spaziale. Copritela un istante, e vedrete il faggio ritrarsi sullo sfondo.
Ciascuno di questi aspetti è, dal punto di vista accademico, un errore. Ancor più, essi si contraddicono, agli occhi di un osservatore che abbia più o meno a cuore l'accademia, la logica del linguaggio con il quale è dipinto tutto il resto. In genere in un'opera d'arte questa incoerenza non crea un'impressione positiva - diciamo che non convince. [...]
Perché il quadro era così convincente o, se preferite, rispetto a che cosa era così convincente? E ancora: come era arrivato Seker Ahmet a dipingere così?
Se il faggio che sta fra il limitare della foresta e il lato più distante della radura ci appare più vicino di qualsiasi altro particolare del quadro, vorrà dire che stiamo guardando verso l'interno della foresta dal suo margine estremo, e da questo punto di vista il taglialegna con il suo mulo è quanto di più lontano ci sia. Eppure noi lo vediamo anche in piena foresta, miniaturizzato dagli alberi enormi, in procinto di inoltrarsi nella radura con il suo carico di legna. Perché questa duplice visione conferisce al dipinto un'autorità così indiscutibile, così precisa?
La sua precisione è esistenziale. Si accorda con l'esperienza della foresta. [...] Ci facciamo strada nella foresta e contemporaneamente ci vediamo, come dall'esterno, inghiottiti dalla foresta. Ciò che conferisce a questo dipinto la sua singolare autorità è la sua fedeltà all'esperienza della figura del taglialegna. [...]

Seker Ahmet dal canto suo vedeva la foresta come qualcosa che ha luogo in se', come una presenza così urgente che egli non poteva, come aveva imparato a fare a Parigi, mantenere le distanze. [...]

Il quadro di Seker Ahmet rappresenta l'approssimarsi della lontananza . "

John Berger, Seker Ahmet e la foresta, in Momenti vissuti, 1979
postato da: lemmaelabel alle ore 23:45 | link | commenti (4)
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venerdì, 30 maggio 2008

vista

Il ciclope, O. Redon" La storia dell'occhio è piena di meraviglie materiali: occhio a specchio, occhi a fibre ottiche e occhi pieni di lenti straordinarie; conchiglie che vedono e ragni che si orientano col sole. Gli uccelli possono mettere a fuoco due soggetti alla volta, i vermi serpulidi vedono usando i loro tentacoli. La cicala di mare usa la luce polarizzata per scambiare messaggi che nessun altro animale è in grado di percepire.
Il pesce Bathylychnops exilis ha quattro occhi, un paio serve per guardare in su, un paio per guardare in giù; ma cosa guardano? Non lo sa nessuno. "

Simon Ings, The Eye. A Natural History, 2007
postato da: lemmaelabel alle ore 18:34 | link | commenti (2)
etichette: appunti
martedì, 27 maggio 2008

al colmo

Giudizio Universale, Michelangelo Buonarroti


 

E’ come una cascata di liquida materia il blu d’un cielo denso
ch’è diventato il luogo della promiscua mente, dove nascosto senso
acquista ciascun peso dei corpi che lo abitano in altra gravità.
Perché un cielo liquido compone coi suoi flutti quella sonorità
che serve a sostenere il fluido divenire di tal paesaggio umano;
dove spavento aggruma frammenti di ricordi in cui ciascuno è nato.
guardo:
Il fiume, l’erba verde, le rocce consumate; la barca con quell’uomo
che porta nel suo viso l’unica sembianza di antico ammonimento:
aspetto solitario dell’assoluto tempo rimasto a rammentare senza fine
l’immoto baluardo, come le nostre menti senza conoscimento.
Un insensato viaggio che il remo suo percuote costretto tra due rive
col ritmo che ripete quell’immutato senso nell’immutato luogo.
e poi:
Sotto quella passione, invece, fato di tutto il mondo,
e che ciascuno porta come misura colma o come peso noto,
agendo trasportati da un’intima realtà più forte di ogni credo,
succede di vedere per folgorante sintesi ciò ch’ è perenne modo:
i lacci dei pensieri che legano le menti in crude sorellanze, io vedo.
Vite allacciate insieme, ché sole non compongono il profondo.
poiché:
Io vedo l’universo di tante verità portate in ogni corpo
che un moto senza fine trascina verso un altro, in altre verità.
Perché si conoscesse l’indissoluto senso che ci costringe a stare,
come le nostre membra, in un contatto stretto, intreccio di realtà.
In un perpetuo moto che una giornata intera non riesce a raccontare,
con una luce piena, ricolma di colori che quasi non sopporto.
ascolto:
Squillano! Come le trombe vere, suonate con la forza d’amore per l’essenza.
E vedo l’universo nella mano. Un’unica giornata rimasta a  raccontare.
Un uomo, accanto a donna, libero nella mente che muove dal suo corpo.
Perché si conoscesse quel luminoso senso agito a ricordare
che quel contatto stretto di vite seminate esiste per capire il torto
nel pensare di concepire poco, solo ciò che vogliamo faccia la differenza.
così:
Svuotato dallo sguardo, tralasci la tua pelle, deponi i tuoi strumenti,
mezzi che ci hanno dato il modo per capire ciò che ci ha atteso tanto:
la pelle d’ogni nome è lavorata forma di molte  identità, è nominata,
in vero, da altre identità. E il velo è consumato: lo appendi come un manto.
Un laborioso viaggio scelto per traguardare la meta più agognata;
le verità mutevoli dell’unica tua vita che, senza spavento, intendi.
ostenti.

 


 

Blue, Green and Brown, M.Rothko

postato da: lemmaelabel alle ore 13:06 | link | commenti (2)
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venerdì, 23 maggio 2008

profondamente

" Vedeva Rachel meno timida e meno seria, il che era tutto per il meglio; e quanto agli sbalzi violenti e agli interminabili labirinti che l’avevano condotta a questo risultato, non tentava neppure di indovinarli. La parola era la medicina in cui ella fidava, parlare di qualunque cosa; parlare liberamente, senza restrizioni e con quella franchezza che l’abitudine di parlare con uomini rendeva naturale a lei stessa. E non incoraggiava quelle abitudini di altruismo e di amabilità, fondate sulla mancanza di sincerità, a cui si dà tanto valore nelle famiglie miste di uomini e donne. Desiderava che Rachel pensasse e per questa ragione le offriva dei libri […]. Ma, mentre la signora Ambrose avrebbe proposto Defoe, Maupassant o qualche ampia cronaca di vita di famiglia, Rachel sceglieva libri moderni, libri dalla copertina giallo lucente, libri con molta doratura sul dorso […]

Ma non interferiva, Rachel leggeva quello che voleva, leggeva prendendo quello che leggeva alla lettera nel modo curioso di chi non ha familiarità con le frasi scritte, maneggiando le parole come se fossero state di legno e avessero separatamente grande importanza e possedessero una forma come i tavoli e le sedie. A questa maniera, giungeva a conclusioni che avevano bisogno di essere rimodellate a seconda delle avventure della giornata e che, difatti, venivano riplasmate con tutta la  liberalità desiderabile, lasciandosi sempre dietro un granellino di convinzione. "

Virginia Woolf, The voyage out, 1913



Vita segreta delle piante, A. Kiefer
postato da: lemmaelabel alle ore 10:53 | link | commenti
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mercoledì, 21 maggio 2008

Traccia elegante d’una libreria

Calco che con mestiere accenna a
differenze.
Appagante immagine del tocco
ricercato.
Scale cromatiche disposte in facili
sequenze.
Desolante prudenza di un codice
ordinato.
Rachel Whiteread
postato da: lemmaelabel alle ore 16:38 | link | commenti (5)
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